Gentle(wo)men’s Agreement

gennaio 2019 – dicembre 2021

 

Premessa fondamentale

 

Noi vogliamo cantare l’amor per la privacy, la nobilitazione della professione di consulenza volta alla protezione dei dati, l’abitudine all’energia e alla temerità che tale lavoro comporta.
Il coraggio delle nostre proprie convinzioni, l’audacia, l’istinto consulenziale e avvocatesco, la critica ai colossi pieni di finti privacy expert e il diritto alla protezione dei dati personali come valore fondamentale (seppur anche economico) saranno elementi essenziali della nostra poesia.

La tutela dei dati personali coincise fino ad oggi con l’immobilità pensosa, con l’estasi e con il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, la condivisione operosa e la compagnia.
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della tutela dell’informazione personale in un universo digitale. Un mondo di big data, di A.I., di Smart Cities, di zettabyte di dati condivisi e condivisibili adorno di misure crittografiche, privacy e data management policy, pseudonimizzazione ma per lo più password di 6 cifre non complesse e ripetibili attentamente ricopiate in post-it attaccati alla scrivania… Un mondo di informazioni personali ruggente, che sembra voler inglobare e diffondere le nostre identità è più bello della Nike di Samotracia (mica è vero, è tanto per dire).

Noi vogliamo inneggiare all’uomo che legge l’informativa ed esercita il proprio diritto all’oblio, che esamina le impostazioni sulla privacy in basso a destra e le caselle di spunte dei consensi, l’uomo che regge il volante della propria privacy, la cui asta ideale (absit iniuria verbis!!!!) attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

Bisogna che il DPO si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali della riservatezza.
Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Il GDPR e la conseguente e connessa normativa devono essere concepiti come un violento assalto contro le forze ignote operanti per la customizzazione, la profilazione e la diffusione dei dati, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna tensione onnipresente alla protezione dei dati personali e dei data subjects.

Noi vogliamo glorificare la DPIA – sola igiene del mondo – l’accountability, la privacy by design e by default, il gesto distruttore dell’accesso in nome di ragioni di sicurezza e di trasparenza, i bei principi all’art. 5 quali la minimizzazione per cui si muore e l’ammirazione e il profondo rispetto della donna consulente professionista (P., mica altre).

Noi vogliamo distruggere gli archivi cartacei “dal 1920”, gli account non univoci, i consensi generici d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il maschilismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria che interferisca nella nobile professione di consulente privacy.
Noi canteremo le grandi folle agitate dai data breach, dal piacere del doppio sistema di autenticazione o dalla sommossa per l’esercizio dei diritti: canteremo le maree multicolori e polifoniche della consapevolezza del valore dell’art. 8 CEDU nelle capitali moderne europee e internazionali; canteremo il vibrante fervore notturno nell’impaginazione di assessment su excel, incendiati da violenti inserimenti di caselle e check finali; le valutazioni forsennate, che preludono alla messa a norma documentale; la ricerca dell’ubicazione di server virtuali per i dati conservati nelle nuvole; l’algoritmo spiderman, asimov, e qualsiasi fumetto o vignetta utile a ridestare i cuori dei formati; l’help desk e le call numerate portate a compimento in tempi simili alle grandi ere del mondo e all’evoluzione darwiniana; le intuizioni avventurose che fiutano l’orizzonte futuro dell’EDPO, dell’e-privacy e delle normative connesse, e le locomotive del Garante Privacy dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie dei provvedimenti e delle autorizzazioni, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante dell’autorità garante per la concorrenza e il mercato e dell’autorità per le garanzie nelle comunicazioni, le cui eliche garriscono al vento come una bandiera e sembran applaudire come una folla entusiasta.

È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il team POMP perché vogliamo liberare questo paese e l’universo intero dalla sua

fetida cancrena di infedeli tutori della riservatezza, di falsi professori del dato, d’archeologi dell’informatica, di ciceroni e d’antiquari della digitalizzazione. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri della privacy. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.»

Tommaso Marinetti dal Manifesto del Futurismo